Lyra sentì il mondo inclinarsi sotto i suoi piedi.

Le parole del Custode Vuoto non avevano soltanto riempito l’aria: avevano aperto una ferita dentro di lei. Per un istante, qualcosa si agitò nella sua mente, come un lampo dietro una porta chiusa da troppo tempo.

Lei.

Era lei che stavano cercando.

Non Mardok.

Non il villaggio.

Non il frammento.

Lyra.

Il Custode Vuoto inclinò il capo, come se la riconoscesse da sempre. “La portatrice del vuoto interiore,” disse con voce cava. “La metà perduta. La chiave.”

Lyra indietreggiò di un passo, confusa. “Non capisco…”

Ma la verità, anche se ancora sfocata, cominciava a farsi strada. Da tempo viveva con un vuoto inspiegabile, una mancanza che non riusciva a nominare. Ricordi mancanti. Volti cancellati. Giorni interi svaniti come nebbia al mattino. Aveva sempre creduto fosse solo dolore, o forse una malattia dello spirito.

Invece era qualcosa di molto più antico.

Mardok si mosse all’istante e si mise davanti a lei, come una barriera vivente.

“No,” disse con una fermezza che non ammetteva replica.

Il Custode Vuoto sembrò quasi divertito. “La nascondi ancora da te stessa.”

“Non è affar tuo,” rispose Mardok.

Lyra guardò il profilo del dio, teso e immobile, e capì una cosa che la fece tremare più della paura: lui sapeva già tutto. O quasi tutto. E l’aveva tenuta lontana dalla verità non per inganno, ma per protezione.

“Tu lo sapevi?” chiese piano.

Mardok non la guardò subito. “Sapevo abbastanza.”

“Abbastanza per non dirmelo?”

“Abbastanza per capire che, se avessi ricordato tutto troppo presto, saresti morta.”

Il silenzio che seguì fu spezzato solo dal vento tra gli alberi.

Lyra si sentì mancare il respiro. “Morta?”

Mardok abbassò la voce. “Hai perduto metà dei tuoi ricordi molto tempo fa, quando cercarono di portare via ciò che custodivi dentro di te. Non riuscirono a prenderlo. Così divisero la tua mente. Spezzarono la memoria per sigillare il potere.”

Lyra portò una mano alla tempia, come se quel gesto potesse fermare il dolore che le stava crescendo dentro. Improvvisamente, frammenti senza forma iniziarono a vibrare nella sua testa: una luce bianca, una stanza in rovina, una voce femminile che la chiamava per nome.

Ma tutto svanì subito.

“C’è qualcosa dentro di me,” sussurrò.

“Sì,” disse Mardok. “E non devi lasciarlo emergere adesso.”

Il Custode Vuoto fece un passo avanti. “Il sigillo si sta indebolendo. Il frammento e la portatrice devono essere restituiti alla sorgente.”

Mardok alzò una mano.

L’aria esplose in una lama di luce azzurra, costringendo il Custode a fermarsi. Le ombre intorno a loro si contorsero, ma non arretrarono.

Lyra fissò la scena senza riuscire a muoversi. Tutto stava accadendo troppo in fretta, eppure sentiva che ogni parola cambiava per sempre il suo destino.

“Perché mi proteggi così tanto?” chiese, con un filo di voce.

Mardok non rispose subito.

Poi, senza distogliere gli occhi dal nemico, disse: “Perché ti ho già perduta una volta.”

Lyra rimase immobile.

“E non intendo perderti di nuovo.”

Quelle parole le arrivarono dritte nel petto, più forti di qualunque magia. Per un istante non ci fu più il villaggio, non ci furono più i Custodi, non ci fu più la notte.

C’erano solo lui e lei.

E il peso di una verità che ancora non poteva essere detta fino in fondo.

Il Custode Vuoto emise un suono basso, quasi un riso spezzato. “Allora è vero. Il dio ha scelto la memoria invece della missione.”

Gli occhi di Mardok si accesero di una luce più intensa. “Taci.”

Ma il Custode continuò: “Quando lei ricorderà, anche il potere si sveglierà. E quando il potere si sveglierà, non riuscirai più a trattenerla.”

Lyra sentì il sangue gelarsi.

“Che significa?” chiese.

Mardok si voltò appena verso di lei, e nel suo sguardo c’era qualcosa di feroce e protettivo insieme.

“Significa che non devi avere paura di ciò che sei,” disse. “Ma devi averne abbastanza da non lasciarlo uscire prima del tempo.”

Il terreno tremò.

Una fenditura luminosa si aprì per un istante sotto i piedi del Custode Vuoto, come se il mondo stesso stesse reagendo alla tensione. Le ombre si ritirarono di colpo, ma non per sconfitta: per strategia. Stavano aspettando il momento giusto.

Lyra lo capì all’improvviso.

Non volevano solo catturarla.

Volevano che ricordasse.

Perché solo allora il potere che portava dentro di sé sarebbe diventato vulnerabile.

Lyra strinse i pugni. Una scintilla quasi invisibile le attraversò le dita, così rapida che pensò di averla immaginata.

Mardok la vide.

E per la prima volta mostrò paura vera.

Non per sé stesso.

Per lei.

“Lyra,” disse piano, “ascoltami bene. Qualunque cosa accada, non fidarti dei ricordi che torneranno tutti insieme.”

Lei lo guardò, tremando.

“E se fossero veri?”

“Alcuni lo saranno. Altri no.”

Il Custode Vuoto arretrò nella penombra. “Ci rivedremo, portatrice.”

Poi svanì.

Le ombre con lui.

Rimase solo il silenzio, e il respiro spezzato di Lyra.

Mardok si avvicinò finalmente a lei. “Stai bene?”

Lyra avrebbe voluto rispondere di sì. Avrebbe voluto mostrarsi forte, ma la verità era che dentro di lei qualcosa si era appena incrinato.

“No,” confessò.

Mardok abbassò lo sguardo su di lei con una dolcezza quasi impercettibile. “Lo so.”

E per la prima volta, Lyra sentì che il suo amore per lui non era solo sogno o desiderio. Era anche fiducia. Totale. Assoluta.

Perché se Mardok aveva deciso di proteggerla a tutti i costi, allora significava che dentro di lei si trovava davvero qualcosa di immenso.

Qualcosa che anche lui temeva.

E che presto sarebbe tornato alla luce.

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