Nella notte in cui il vento smise di soffiare, il villaggio di Valdombra capì che qualcosa stava per cambiare.
Le finestre tremarono senza motivo, i cani iniziarono a ululare e, per un istante, persino le fiamme delle lanterne parvero inchinarsi verso nord, come attirate da una volontà invisibile. Sopra i tetti di pietra, il cielo era limpido, ma in lontananza una singola stella pulsava di una luce pallida, quasi malata.
Nella casa più antica del villaggio, un uomo anziano si svegliò di colpo.
Si chiamava Elian e da molti anni viveva con il peso di un segreto che non aveva mai confidato a nessuno. Si alzò lentamente dal letto, prese il bastone e si avvicinò alla finestra. Il suo sguardo attraversò il buio come se cercasse qualcosa che solo lui poteva vedere.
“Non doveva accadere ancora,” sussurrò.
Sul tavolo, accanto a una candela quasi consumata, vi era un medaglione d’argento con un simbolo inciso al centro: un cerchio spezzato da tre linee di luce. Elian lo afferrò con mano tremante. Il metallo era freddo, ma non abbastanza da fermare il brivido che gli salì lungo la schiena.
Poi sentì la voce.
Non veniva da fuori. Non veniva nemmeno dalla stanza. Era una voce antica, profonda, come se nascesse da sotto la terra.
“Mi cercano.”
Elian chiuse gli occhi. Conosceva quella voce. La conosceva da anni.
“Lo so,” rispose piano. “E adesso anche loro hanno ripreso a muoversi.”
Fu allora che la porta bussò tre volte.
Non un colpo qualunque. Era il segnale.
Elian aprì. Davanti a lui c’era una giovane donna avvolta in un mantello scuro, con i capelli raccolti e lo sguardo di chi aveva attraversato troppi pericoli per avere ancora paura. Si chiamava Lyra, e portava una lama sottile alla cintura.
“Hanno trovato la città vicina,” disse senza preamboli. “Due uomini sono scomparsi nella foresta. Uno di loro ha pronunciato un nome prima di svanire.”
Elian irrigidì la mascella. “Quale nome?”
Lyra esitò solo un istante.
“Mardok.”
Il silenzio che seguì fu così profondo che sembrò svuotare il villaggio intero.
Elian si voltò verso il medaglione, come se quello fosse l’unico oggetto capace di impedire al mondo di crollare.
“È troppo presto,” mormorò.
“Per cosa?” chiese Lyra.
L’anziano non rispose subito. Si limitò a guardare il cielo, dove la stella pallida stava diventando più luminosa, come se qualcosa dall’altra parte della notte avesse appena aperto gli occhi.
Poi parlò con voce bassa.
“Perché, se hanno pronunciato il suo nome, significa che il velo si è indebolito. E quando il velo si indebolisce… loro sentono tutto.”
Lyra strinse la mano sull’elsa della lama. “Le forze antiche.”
Elian annuì. “Quelle che hanno giurato di trovarlo. Quelle che per secoli hanno inseguìto ogni traccia di lui. E quelle che avrebbero distrutto chiunque pur di arrivare a Mardok.”
Per un attimo, nessuno dei due disse nulla.
Poi il vento tornò.
Questa volta più freddo.
Le lanterne nel villaggio tremarono di nuovo, e da qualche parte, oltre le colline, si udì un suono simile a un richiamo lontano. Non era umano. Non era animale. Era un segnale. Un avvertimento.
Lyra fece un passo indietro. “Dobbiamo avvertirlo.”
“Non sappiamo dov’è,” rispose Elian.
“Lo troveremo.”
L’anziano la guardò con una tristezza antica. “Molti ci hanno provato. E molti hanno finito per proteggerlo senza nemmeno sapere chi fosse davvero.”
Lyra abbassò appena il capo. “È il nostro turno, allora.”
Elian sorrise, ma era un sorriso stanco, quasi doloroso. Prese il medaglione e lo porse alla ragazza.
“Se il nome di Mardok è tornato a galla, allora la caccia è ricominciata. Questo ti guiderà fino al prossimo custode.”
Lyra strinse il medaglione nel pugno. “E tu?”
“Io resterò qui.” L’anziano inspirò lentamente. “Qualcuno deve guadagnare tempo.”
Fu in quel momento che la terra tremò.
Non forte, non abbastanza da abbattere le case, ma sufficiente per far cadere una tazza dal tavolo e spegnere la candela. Nel buio improvviso, Elian e Lyra si scambiarono uno sguardo.
Poi, all’esterno, un urlo squarciò la notte.
Non era un urlo di dolore.
Era un urlo di terrore.
Lyra si precipitò fuori, con Elian subito dietro di lei. Nel centro della piazza, sotto il pallore della luna, un uomo del villaggio era rimasto immobile, gli occhi spalancati verso il cielo. Le sue mani tremavano mentre indicava qualcosa che nessun altro riusciva ancora a vedere.
“Lì…” balbettò. “C’è… c’è qualcuno lì…”
Tutti alzarono lo sguardo.
Per un istante, sopra il villaggio, l’aria si piegò come vetro sottile. E nel mezzo di quella frattura apparve una sagoma avvolta da una luce azzurra, ferma a mezz’aria come se il cielo stesso la stesse trattenendo.
Una figura alta.
Immobile.
Potente.
Gli occhi, o ciò che sembrava esserlo, brillarono come brace divina.
Mardok era arrivato.
Ma non era solo.
Nell’oscurità oltre le colline, altre presenze si stavano muovendo. Antiche. Silenziose. Affamate.
E questa volta la caccia era iniziata davvero.
No responses yet