Quando il silenzio tornò a posarsi sul mondo, nessuno dei due parlò per molto tempo.

La fortezza dei Custodi era ormai solo un guscio spezzato, e oltre le sue rovine il cielo sopra la Terra appariva diverso: più limpido, più ampio, come se finalmente avesse smesso di trattenere il fiato. Il Vuoto era stato sconfitto. Il caos si era ritirato. E per la prima volta da secoli, l’ordine respirava di nuovo.

Lyra e Mardok rimasero immobili davanti al disco di pietra aperto nel cuore della sala.

Sopra di loro, il segno di Urania si accede nel cielo.

Non era più soltanto una costellazione lontana.

Era una festività viva.

Una porta che si stava risvegliando.

Lyra sentì il richiamo attraversarle il corpo fino alle ossa. Non faceva più paura. Stavolta era chiaro, netto, inevitabile. Tutto ciò che aveva vissuto, tutto ciò che aveva perso e ritrovato, l’aveva condotta fin lì.

Mardok la osservò in silenzio. Nei suoi occhi c’era orgoglio, ma anche quella malinconia antica che lo accompagnava da sempre, come se sapesse che ogni fine è anche un distacco.

Lyra fece un passo avanti.

La porta di Urania apparve davanti a lei come un bagliore immenso, chiusa ancora per un istante, ma non più sigillata dal timore. Era alta, luminosa, scolpita nella stessa luce che lei aveva sognato per tutta la vita.

Lyra sollevò la mano.

Le dita le tremavano appena, ma non per paura.

Per commozione.

Poi toccò la porta.

Il sigillo si sciolse senza resistenza.

Con un suono profondo e solenne, la via verso Urania si aprì. Dall’altra parte non c’era minaccia, né guerra, né vuoto. C’era pace. C’era una verità antica. C’era il luogo da cui tutto era cominciato e dove tutto, finalmente, poteva trovare il proprio posto.

Lyra inspirò lentamente.

Poi, con la voce calma di chi ha attraversato il dolore e ne è uscita più forte, disse:

“Bene. La mia missione è compiuta.”

Mardok abbassò appena il capo, come se quelle parole chiudessero un cerchio che aveva aspettato secoli per terminare.

“Non del tutto”, rispose il piano.

Lyra lonne.

Lui le rivolse un sorriso lieve, quasi impercettibile.

“Le missioni cambiano. Gli equilibri puri.”

Lyra sorrise a sua volta, e in quel sorriso c’era tutto: il dolore, l’amore, la memoria ritrovata, la paura superata e il futuro ancora da scrivere.

Urania si aprì davanti a loro.

E il mondo, per la prima volta, non sembrò più spezzato.

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