Mardok non fece in tempo a reagire.

I Custodi del Vuoto erano troppi, e questa volta non erano venuti soltanto per minacciare. Si muovevano insieme, con una precisione innaturale, e una rete di oscurità si chiuse attorno a lui come una morsa viva. Mardok alzò le mani, la luce azzurra esplose per un istante, ma il Vuoto sembrava assorbirla, indebolendola, spegnendola poco a poco.

Lyra gridò il suo nome.

Mardok!

Lui proverà a raggiungerla con lo sguardo, ma un altro colpo lo piegò in ginocchio. Le ombre si avvolsero alle sue braccia, al petto, alle spalle, bloccandolo. Uno dei Custodi parlò con voce fredda:

“Il dio è nostro.”

Lyra sentì il sangue gelarsi.

No. Non poteva succedere. Non dopo tutto quello che avevano passato, non adesso che aveva appena ritrovato la memoria. Fece un passo avanti, ma il Custode più alto sollevò una mano e la fermò senza toccarla, come se una parete invisibile le aveva tagliato la strada.

“Se ti avvicini, lo spezziamo.”

Lyra rimase immobile.

Guardò Mardok. Il suo volto era teso, ferito, ma nei suoi occhi non c’era paura per sé stesso. C’era solo lei.

“Non farlo,” disse lui piano, con difficoltà. “Non seguirli.”

Lyra sentì le lacrime salire, ma non abbassò lo sguardo.

Poi fece qualcosa che neppure lei si aspettava.

Alzò il mento e parlò con una calma che non sapeva di avere.

“Lasciatelo andare.”

I Custodi taquero.

Lyra guardò il più alto tra loro, con una forza nuova che le vibrava nella voce.

“Lo lascerete andare. E verrò con voi. Dove vorrete.”

Mardok spalancò gli occhi.

“Lyra, no”, disse con urgenza. “Non devi farlo.”

Lei non lo ascoltò. Stava fissando i Custodi, e dentro di sé sentiva una decisione pesante ma chiara.

Se volevano lei, allora avrebbe usato sé stessa come scudo.

Se volevano portarla via, avrebbe guadagnato tempo.

E se per farlo doveva arrendersi, allora si sarebbe arresa da sola.

Il Custode più alto inclinò il capo.

“La portatrice si offre.”

“Sì”, rispose Lyra. “Ma prima lo lasciate andare.”

Per un istante, nessuno parlò.

Poi il Custode emise un suono che somigliava a una risata senza bocca.

“Accettiamo.”

Mardok si scatenò.

La luce azzurra esplose intorno a lui con una violenza tale da spezzare per un attimo le ombre che lo tenevano fermo. “NO!” gridò, e per un istante sembrò che potesse davvero liberarsi. Ma i Custodi reagirono subito, serrando di nuovo la presa.

Lyra fece un passo verso di lui, con il cuore lacerato.

“Basta,” disse con voce rotta. “Ti prego.”

Mardok la fissò come se volesse parlare, ma non gli diedero il tempo.

Uno dei Custodi avvolse le mani nel buio e le distese verso di lui. Le catene d’ombra si richiusero su Mardok con forza doppia, e il suo corpo scomparve quasi del tutto sotto quella tenebra viva.

Lyra si sentì mancare.

“Portatelo via”, ordinò il Custode.

Mardok riuscì solo a guardarla un’ultima volta.

“Non venire”, disse. “Qualunque cosa accada, non…”

La frase si spezzò quando una nuova coltre di Vuoto gli serrò la gola della parola.

Lyra sentì il petto stringersi fino a far male.

Lo stavamo portando via.

Lo stavano davvero portando via.

Eppure, quando i Custodi si volsero verso di lei, Lyra alzò appena le mani, come se fosse pronta a seguirli senza opporsi resistenza.

Dentro, però, qualcosa stava già cambiando.

Perché nel momento in cui aveva scelto di offrirsi, il potere in lei aveva reagito.

Una luce sottile, quasi invisibile, tremò sulla punta delle sue dita.

Il Custode più alto la notò.

“Interessante”, sussurrò.

Lyra li seguì con lo sguardo mentre trascinavano Mardok nel buio. Il dio non aveva smesso di cercarla neppure per un istante. Nei suoi occhi c’era il terrore di lasciarla sola, ma anche una silenziosa fiducia, come se sapesse già che lei non era finita.

Lyra inspirò spirituale.

Non era una sconfitta.

Non ancora.

Era una scelta.

E qualunque cosa l’aspettasse con i Custodi del Vuoto, una cosa era certa: non avrebbe permesso che Mardok sparisse per sempre.

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